LETTERA D’AMORE PER LO SPRITZ

Caro Spritz,

Sei una bevanda estremamente banale qui nella valle Padana, ma acquisisci fascino e valore monetario man mano che ci si allontana dalla nebbia e questo non fa altro che confermare il vecchio detto del “Nessuno profeta in patria”. Mi hanno addirittura detto che a Gallipoli sei quotato in borsa, complimenti.

Chissà dove si colloca nel tempo la tua scoperta, ma è bello pensare che tu sia sorto dall’invenzione di qualche artigiano veneto che, stanco del solito bianchetto durante la partita di Briscola al bar, abbia osato mescolare più ingredienti, ottenendo così questo risultato che oggi tutti apprezziamo.

A parte gli inglesi, che hanno detto che fai male e rovini le persone. Effettivamente, se penso agli inglesi (che non bevono spritz), penso proprio a persone belle, sane e che invidio molto (…).

Sapessi quanto mi manchi quando sono fuori dall’Italia, e con fuori dall’Italia intendo anche sotto il Po.

Una volta in Spagna, in un momento di profonda nostalgia, abbiamo comprato al supermercato una bottiglia di vino bianco ed una di un liquido rossastro, ce li siamo portati a casa e li abbiamo mischiati insieme. Faceva cagare ma l’idea di avere davanti un bicchiere così vagamente somigliante a quelli che mi servono al bar Sport di Concadirame, fu per noi un momento di enorme emozione che condimmo con imprecazioni tipiche della zona antistante l’argine dell’Adige.

In pochi sanno che lo spritz non è tale se costa più di tre euro, o se non è accompagnato da pietanze ricche di principi attivi e nutrienti tipo salumi locali e pane, o patate in sacchetto Highlander dell’altroieri o, per esagerare, arachidi salate, autentica leccornia.

Ci salvi le giornate e, a volte, la vita.

Sei l’unico cocktail che costa come un Tè alla pesca o una coca cola ed ecco spiegato il motivo per il quale, da quando abbiamo undici anni, non abbiamo più bevuto nulla di analcolico fuori dalle mura di casa. Sarebbe illogico.

Le domeniche  invernali a tenerti stretto tra le mani ghiacciate, o gli aperitivi in spiaggia, a pagarti come i diamanti del Kenya, saranno per sempre delle costanti nella mia vita. Ma in realtà tu accompagni moltissimi momenti della nostra esistenza, dalle scommesse sportive alla sfida alle slot machines, dalle partite a briscola con asso e tre in prima mano alle pause post studio durante l’università, dai primi fallimenti con l’altro sesso al tanto agognato raggiungimento dell’indennità Naspi. Ci hai visto crescere, ci hai visto diventare uomini e donne, e forse non ti abbiamo mai ringraziato veramente.

Ci hai resto anche ammirati all’estero, ove ci considerano esseri dotati di inimitabile capacità di reggenza all’alcol, e questo grazie a te. Se ti avessero inventato in Guatemala, noi oggi saremmo tutti come quei grossi sfigati che si fanno durare un Mojito per tre ore, perchè  costa otto euro. Con otto euro invece paghiamo spritz a tutta la compagnia e facciamo la figura dei magnati petroliferi.

Ok, in discoteca non ti ho mai scelto, perchè ti considerano come un cocktail e costi quindi come un –Gin Jack Cointreau sambuca tequila Havana Guizza-, ma non lo considerare un tradimento, perchè non lo è.

Hai fatto maturare la nostra società, nelle tue due varianti più tipiche: all’Aperol, per persone socievoli, allegre, gioiose, e al Campari, per chi odia l’umanità, ha una doppia identità da nascondere ed ha pendenze con il fisco.

Non ne esistono altre, lo sappiamo, non ti preoccupare. Lo spritz metà e metà è un tranello del diavolo e lo spritz al Cynar serve ad identificare chi ha bisogno di un ricovero in strutture adatte.

In un flut di finto vetro a Palazzo Corni, frazione di Pettorazza Grimani, o in un calice di vetro di murano certificato che però non puoi fotografare sennò poi i cinesi lo copiano, in Piazza San Marco a Venezia, tu costituisci un linguaggio universale, un modo per sentirsi a casa, il segnale che a quel tavolo c’è uno dei nostri.

Grazie Spritz.

 

Luca
La bella copia di Charles Bukowsky in versione basso Veneto
 
Luca

Luca

La bella copia di Charles Bukowsky in versione basso Veneto

 
Luca Renesto La Bottega Ignorante
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